Museo o boutique?
Fin dalla nascita, il Museo ha avuto tre compiti fondamentali: conservare, studiare, esporre. Ma possiamo tranquillamente aggiungere, con gli occhi di oggi, anche un terzo compito non meno importante, che unisce un po’ tutti gli altri aspetti: accogliere (fonte: Giancarlo Dall’Ara). Dai musei blasonati, di fama internazionale, alle piccole collezioni d’arte, notiamo un proliferare di iniziative, dove l’esposizione permanente cerca di dialogare con l’attualità attraverso mostre temporanee che sottolineano aspetti peculiari di un periodo storico oppure celebrano un movimento artistico particolare.
L’accoglienza, oltre alla qualità del servizio, alla facilità con cui reperire informazioni (on e off-line), ai percorsi ed allestimenti, più o meno spettacolari, è legata anche a servizi accessori, come la presenza di luoghi che permettano di godere dei locali del museo (spesso edifici storici o progetti di grandi architetti), soddisfacendo esigenze di relax o di acquisto. La maggior parte dei musei ha quindi un proprio negozio dove promuovere sia la struttura museale che l’esposizione temporanea, con prodotti editoriali (cataloghi e libri, calendari, poster e cartoline animati dalle opere più importanti) e da merchandising che permettono al visitatore di portare a casa un ricordo dell’esperienza culturale. Dimenticati i tristi souvenir di regime, in questi shop troviamo oggetti promozionali di design, capaci di veicolare con semplicità e stile il brand ormai famoso di istituzioni come il Moma di New York, il Guggenheim di Venezia, la Tate Gallery di Londra, solo per citarne alcuni. La qualità del gadget, lontano dalla standardizzazione sia per l’idea che per materiali utilizzati, ne fanno oggetto da esibire e donare, anche a chi il museo purtroppo non l’ha potuto visitare!